Alunni con certificazione INPS art. 3 comma 1
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La notizia della Condanna dei Comuni di Marsala e Campobello di Mazara in favore degli alunni con certificazione INPS art. 3 comma 1
La soglia deve mantenersi alta al fine di garantire gli alunni con disabilità
Nel caso di Marsala, è stato il Tribunale Ordinario, con sentenza della giudice Mariaserena Barcellona, a condannare il Comune al ripristino immediato del servizio, con relativo risarcimento.
A presentare ricorso erano stati i genitori di uno studente con disabilità a cui il servizio era stato negato.
Un risultato che ha inorgoglito ACA Sicilia e ACACISAL, da tempo impegnate affinché il servizio ASACOM sia garantito a tutti gli studenti aventi diritto.
Una condizione che, purtroppo, non sempre viene rispettata.
Dopo la condanna del Comune marsalese, è arrivata un’altra sentenza del Tribunale di Marsala a favore degli alunni con certificazione INPS art. 3 comma 1 della Legge 104/92, proprio coloro a cui il servizio era stato sospeso.
Ieri, il Tribunale Ordinario ha accolto l’istanza presentata da una famiglia di Campobello di Mazara.
Proprio a questa famiglia l’Amministrazione aveva sospeso il servizio per il proprio figlio.
Il giudice Francescamaria Piruzza ha quindi condannato il Comune di Campobello di Mazara.
L’Amministrazione, dunque, dovrà riattivare immediatamente il servizio.
Le sanzioni, invece, verranno stabilite nei prossimi giorni.
A difendere la famiglia è stata l’avvocato Chiara Garacci, responsabile dell’Ufficio Legale Regionale di ACA Sicilia, che ha fatto valere il diritto soggettivo dell’alunno rispetto alle motivazioni di bilancio, spesso addotte dai Comuni per ridurre la spesa sul servizio ASACOM.
Parlano le famiglie
Le famiglie: «È mortificante dover ricorrere alle vie legali» «È mortificante e al tempo stesso doloroso per noi famiglie – raccontano alcuni dei ricorrenti – dover ricorrere alle vie legali per vedere garantiti i diritti dei nostri figli. Ringraziamo l’avvocato Garacci e ACA Sicilia per il supporto, non solo professionale ma anche umano, in questa battaglia che ci ha portati davanti a un Tribunale per ottenere ciò che per Legge spetta ai nostri figli».
La domanda adesso è: quanti provvedimenti giudiziari saranno ancora necessari prima che le amministrazioni pongano fine a questa ingiustizia? «Noi – scrive ACA Sicilia – abbiamo cercato di mediare questo disagio, avviando un dialogo con le istituzioni.
Ma ci siamo trovati di fronte a un muro, incapace di instaurare un confronto costruttivo. Siamo quindi costretti, ancora una volta, ad attivare il nostro ufficio legale per tutelare diritti palesemente violati».
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