Perché il DDL ASACOM è un bluff !
Non solo fumo negli occhi, anche la spudoratezza della menzogna !
Leggiamo con crescente preoccupazione affermazioni tanto edulcorate quanto fantasiose – a tratti persino pirotecniche – di taluni esponenti, politici e non, che si dilettano a descrivere come “funzionale” e “propositivo” il DDL ASACOM, risultante dall’unificazione dei disegni di legge nn. 236, 793 e 1141.
Tra le affermazioni più ricorrenti e fuorvianti, meritano di essere puntualmente smentite le seguenti.
- “Il Senato ha approvato il disegno di legge che consente agli assistenti all’autonomia e alla comunicazione di diventare dipendenti delle funzioni locali”.
In via preliminare è doveroso evidenziare come tale affermazione presupponga, evidentemente, che gli operatori ASACOM siano considerati incapaci di leggere e comprendere un testo normativo.
Il Decreto è chiarissimo nel chiamare lo Stato fuori da qualsiasi reale processo di internalizzazione, laddove testualmente prevede:
“Agli oneri di cui al presente comma si provvede nei limiti delle facoltà assunzionali autorizzate a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
Ciò significa, senza possibilità di equivoci, che non è previsto alcun finanziamento dedicato. L’internalizzazione, pertanto, non solo non è garantita, ma è rimessa esclusivamente alla (limitata) capacità di spesa degli enti territoriali.
Non a caso il testo prosegue affermando che:
“le regioni e gli enti locali possono procedere ad assumere tale personale con contratto subordinato a tempo indeterminato e, a tal fine, possono indire un’apposita procedura concorsuale pubblica per titoli ed esami”.
Possono, non devono.
È allora del tutto evidente l’irrealizzabilità concreta di questa ipotesi: come potrebbero Regioni, Comuni ed ex Province sostenere un aggravio strutturale di spesa – comprensivo anche del periodo estivo – quando gli stessi enti faticano già oggi a garantire il servizio nelle condizioni attuali, e senza alcun supporto finanziario statale?
La conclusione è una sola: gli assistenti ASACOM non diventeranno dipendenti delle funzioni locali, se non in casi del tutto residuali e statisticamente irrilevanti.
- “La norma ha il merito di definire giuridicamente un profilo professionale”.
Anche questa affermazione è priva di fondamento. Il DDL ASACOM non definisce alcun profilo professionale compiuto, né sotto il profilo giuridico né sotto quello contrattuale.
La norma si limita esclusivamente ad elencare le categorie di soggetti che possono essere ammessi, a vario titolo, agli eventuali concorsi pubblici indetti dagli enti locali.
Cosa ben diversa dal riconoscere un profilo professionale unitario, con funzioni, competenze, inquadramento e diritti chiaramente definiti. E l’ambito è già indicato dalla 104/1992 e ss.mm.ii.
- “Stabilizzazione degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione”.
Questa, più che una chimera, è una vera e propria mistificazione.
Il DDL non prevede alcun meccanismo di transito diretto, né alcuna forma di priorità sostanziale per coloro che oggi operano nel settore e che, per esperienza maturata e continuità del servizio, avrebbero titolo prioritario ad una reale stabilizzazione.
Non esiste, dunque, alcuna stabilizzazione: esiste solo la possibilità astratta di partecipare a futuri concorsi, senza garanzie, senza tutele e senza alcun riconoscimento del lavoro già svolto.
Alla luce di quanto esposto, appare evidente come la sola evocazione dell’“internalizzazione della funzione” venga utilizzata più come espediente narrativo che come reale strumento di tutela. L’idea, in sé, non è sufficiente – né sul piano giuridico né su quello economico – a salvaguardare i diritti di migliaia di lavoratrici e lavoratori che da anni garantiscono un servizio essenziale, spesso in condizioni di precarietà strutturale.
Senza un finanziamento statale dedicato, senza un percorso certo e vincolante di stabilizzazione, senza il riconoscimento dell’esperienza maturata e della continuità educativa come valore pubblico, l’internalizzazione resta un’ipotesi astratta, incapace di produrre effetti concreti.
La vera alternativa non è la propaganda normativa, ma una riforma organica che preveda: il riconoscimento pieno del profilo professionale ASACOM; la stabilizzazione del personale già in servizio; un inquadramento contrattuale uniforme e dignitoso; risorse strutturali certe e vincolate; il superamento definitivo della logica degli appalti e delle esternalizzazioni.
In assenza di questi elementi, il DDL ASACOM non rappresenta una soluzione, ma rischia di consolidare lo status quo, mascherandolo da riforma.
ACA Sicilia continuerà a vigilare, denunciare e proporre, affinché la tutela dei diritti non venga sacrificata sull’altare di una narrazione rassicurante ma priva di effetti reali.
Solo così si tutela realmente il diritto al lavoro di chi opera nel settore e, contestualmente, il diritto allo studio e all’inclusione degli alunni con disabilità.
I diritti non si sospirano e non si rimandano: si applicano !
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