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Palermo: tantissimi alunni ed alunne ancora senza servizio Asacom

Published On: 18/11/2025By

Il tempo, talune volte, attenua un dolore, altre riconduce all’oblio fatti gravi che richiedono invece la restituzione della memoria, per non dimenticare e reagire alla lesione di un diritto sacrosanto.

La questione dell’erogazione del servizio Asacom al Comune di Palermo in regime di prestazione d’opera intellettuale non è solo una questione di diritti dei lavoratori, ma anche — e soprattutto — di diritti degli studenti.

Vogliamo ricordare:

Se l’ASACOM viene inquadrato come libero professionista:

  • Mancanza di integrazione nel sistema scuola
    Un professionista esterno, senza vincoli gerarchici, non è tenuto a rispettare appieno le indicazioni direttive della parte datoriale e quelle organizzative del dirigente scolastico o a coordinarsi stabilmente con il team docente. Questo snatura la funzione dell’assistenza, che dovrebbe essere parte integrante del progetto educativo individualizzato (PEI).
  • Assenza di continuità e sostituzione
    Se un libero professionista si assenta (malattia, imprevisti, incarichi paralleli), non c’è alcun obbligo né possibilità strutturata di sostituzione. Risultato: lo studente resta senza assistenza, con una violazione diretta del suo diritto allo studio sancito dalla Legge 104/1992.
  • Rischio di discrezionalità
    Il termine “libera professione” implica libertà nell’organizzazione del lavoro. Ma a scuola serve esattamente il contrario: regole chiare, orari precisi, presenza costante, condivisione del progetto educativo. L’operatore libero-professionista rischia di essere un corpo estraneo, non inserito nella logica scolastica.
  • Disparità con il docente di sostegno
    Sarebbe impensabile che un insegnante di sostegno fosse libero professionista, “ospite” in classe senza vincoli. Applicare questa logica all’ASACOM significa di fatto ridimensionare e svilire il servizio.

Quindi la mancanza di tutele per gli studenti è ancora più grave: non solo viene negata la stabilità della figura, ma viene minato il principio di corresponsabilità educativa tra scuola, famiglie ed enti locali.

SE TUTTO CIO’ E’ VERO…ED E’ VERO, abbiamo il sacrosanto dovere di riportare alla cruda realtà la storia recente fatta di inutili appelli e falsi proclami:

TUTTI A SCRIVERE, NESSUNO AD AGIRE: LA VERITÀ CHE QUALCUNO NON VUOLE SENTIRE

E’ ormai un  paradosso:

c’è chi oggi si risveglia improvvisamente paladino della legalità del servizio ASACOM.

Un coro improvviso di indignazioni: consiglieri,  sigle sparse e soggetti privati che spuntano come funghi, tutti pronti a spiegare cosa sia “illegittimo”, tutti desiderosi di calcare la scena.

Peccato un dettaglio, uno soltanto:

NESSUNO DI LORO HA AGITO.
Sì, nessuno.
Zero azioni formali.
Zero prese di responsabilità quando serviva davvero.
Solo proclami, analisi, post su Facebook e commenti che profumano di visibilità più che di coerenza.
Poi ci sono loro: 25 operatori che ci hanno messo la faccia.
Venticinque persone che, sostenute unicamente da ACA Sicilia, hanno fatto ciò che tutti gli altri hanno solo finto di voler fare: hanno messo nero su bianco, hanno firmato, hanno agito.
Senza telecamere.
Senza applausi. Pronti a metterci la faccia accanto.
Senza sentire una sola parola di sostegno prima, né vedere qualcuno condividere dopo.
E adesso?
Adesso assistiamo allo spettacolo più insopportabile:
lo stupore di chi non c’era,
le lezioni morali di chi non ha mosso un dito,
gli esperti dell’ultima ora che spuntano solo quando il lavoro sporco lo hanno già fatto altri.
Il risultato è un sistema che continua a non funzionare.
E mentre i grandi nomi fanno proclami solo per restare in vetrina, gli operatori continuano a vivere nell’incertezza e soprattutto gli alunni continuano a pagare il prezzo più alto, quello della disorganizzazione e dell’inerzia.
La verità è semplice e dà fastidio:
se oggi qualcosa si muove è solo grazie ai 25 che hanno avuto il coraggio di sfidare un sistema fermo, non grazie a chi ora si limita a commentare.
Che piaccia o no, questa è la realtà.
E continuare a far finta di non vederla è complicità, non ignoranza.

Nei prossimi giorni ACA Sicilia promuoverà un incontro di operatori (in modo particolare tra coloro che sono stati costretti a non lavorare non avendo aperto partita iva) e famiglie; al centro un obiettivo comune: recuperare uno stato di diritto che appartiene rigorosamente a chi fruisce del servizio, le famiglie, e dall’altro il diritto al lavoro.

I diritti non si sospirano e non si rimandano: si applicano !

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